Testo e foto di Claudio Ziraldo
Martedì 6 Gennaio 2004, il giorno della Befana, è una
tipica giornata di Gennaio, nella nostra pianura lombarda: nebbia e … “un
frecc de can” !
In genere le persone approfittano di questo giorno che chiude il periodo
delle Festività Natalizie e di inizio anno, per starsene a casa
al caldo e godersi in totale relax l’ultimo giorno di vacanza.
Ma, ovviamente, c’è sempre qualche eccezione e alcuni
tra i nostri “impavidi”!?? subacquei tecnici, decidono
di sfruttare la giornata libera per allenarsi in acqua, dal momento
che a breve saranno ultimate le sessioni di esame per Istruttori e
Divers Tecnici e Trimix.
Palestra ideale per tali esercitazioni è il piccolo lago che
si trova nella tenuta “Il Boscaccio”, in località Gaggiano,
perfettamente attrezzato come Diving e ampiamente utilizzato da molte
scuole sub del milanese.
I nostri “eroi”, partono dalla sede alle ore 8,45 del mattino
e, circa mezz’ora dopo, sono già sul posto.
Il paesaggio è quasi spettrale ed il pontile vuoto sembra l’attracco
della barca di Caronte.
Unica presenza umana è l’amico Luigi Borgonovo,
che però non ha le chiavi dell’impianto di allarme e quindi
non si può entrare nei locali del diving, ma la tecnologia ci è subito
di aiuto e con il cellulare Luigi telefona a Carlo, il titolare; nel
frattempo l’esplorazione del sito ha inizio e, dopo poco appare
uno splendido pavone che, spaventato dai baffi del “presidente” fotografo
ufficiale della spedizione e dalle facce poco raccomandabili dei presenti,
si allontana in tutta fretta.
Piano piano la nebbia si dirada e lo scenario appare
meno apocalittico e decisamente affascinante anche se, certamente diverso
da una tavola imbandita con panettone e spumante di annata; nel frattempo
sono arrivate le chiavi e Giorgio con sua figlia che, insieme a Luigi
gestiscono il diving.
Dalle espressioni dei presenti si capisce subito che l’entusiasmo
scaturisce da tutti i pori !!??, ma il capobranco Lorenzo Bragagnolo
intima alla ciurma di preparasi senza ulteriori esitazioni.
Non resta che approntare l’attrezzatura ed il gruppo
di “impavidi” in un brevissimo tempo (dopo più di
un’ora …) è pronto sul pontile per il briefing.
Terminato il briefing i “nostri eroi” iniziano l’immersione
che verrà suddivisa in due tempi: la prima parte nei pressi delle
piattaforme e poi, al centro del lago, per effettuare il percorso segnalato
che la direzione del diving ha predisposto per le esercitazioni.
L’acqua è fredda, ma le mute stagne fanno il loro dovere e la
visibilità non supera il metro e mezzo; va bene così è una
situazione certamente non piacevole ma, dal punto di vista didattico e di
controllo dello stress, decisamente formativa.
Alla fine tutto ok, si ripone l’attrezzatura e poi tutti a godersi
un buon caffè e un po’ di caldo dentro al diving.
Si programma quindi una nuova uscita che, questa volta, verrà effettuata
nella zona profonda del lago, per eseguire il percorso appesantito in quota,
il recupero dell’infortunato e le tappe di decompressione sulla cima
del pallone che verrà mandato in superficie dal fondo; queste nuove
esercitazioni saranno praticate con l’uso di tre bombole e tre diverse
miscele respiratorie: nitrox per la discesa, aria per il lavoro sul fondo,
nitrox di nuovo per la risalita e le prime tappe di decompressione e ossigeno
per la tappa a 6 metri .
L’unico “incidente” della giornata si è verificato
a seguito di reiterati attacchi di un gruppo di 4 oche che il nostro fotografo
ufficiale ha cercato di riprendere in riva al lago, dopo aver ricevuto diversi
colpi di becco sulle scarpe il “parapazzo” ha pensato bene di
battere in ritirata dedicandosi a volatili di più piccole dimensioni,
come il pettirosso della foto di chiusura dell’articolo.
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