Parchi naturali:
guardare e non toccare!

Testo di Marco Caprotti
Foto di Claudio Ziraldo

L'amore per il Mare e per la subacquea è paragonabile alla passione che precede l'innamoramento: senza Mare non potresti vivere, il silenzio dei suoi fondali appaga ogni tua necessità, leggero in immersione, hai l'illusione di poter volare, l'incontro inaspettato con creature dalle parvenze più svariate dona un'emozione forte ed irripetibile. Il Mare è gioia, e dolore quando lo devi lasciare; dipendenza da un elemento che è ormai parte di te.

La mia carriera subacquea è iniziata alla fine degli anni '70, anni in cui la mentalità era ben diversa da quella attuale. Subacquei senza scrupoli hanno cacciato con bombole e fucili pesci di grandi e piccole dimensioni direttamente nelle loro tane, hanno sradicato dalla roccia esemplari unici di corallo per mostrarli con orgoglio ad amici o per profitto, hanno devastato con martello e scalpello roccie alla ricerca di ambite prelibatezze culinarie, provocando danni incalcolabili.
Se consideriamo poi il disastro che può arrecare anche un solo motopeschereccio pescando a strascico sui fondali, magari nella immediata vicinanza della costa, dobbiamo davvero preoccuparci. Il solco lasciato da una rete è come una gettata di cemento che da origine ad un'autostrada, secoli di storia vanificati in pochi secondi.

Con l'avanzare degli anni è cresciuto in noi il rispetto per il mare e per i suoi abitanti e si è capito che è nostro compito contribuire alla sua salvaguardia. I mass media, la televisione, la radio e soprattutto i centri di formazione per sommozzatori sportivi, insegnano a rispettare il mare. Guardare e non toccare e soprattutto non alterare in nessun modo il delicato equilibrio che regola la vita dei fondali. Le autorità marittime hanno imposto negli anni nuove normative, hanno delimitato e protetto tratti più o meno grandi di costa e di mare, con l'intento di creare zone protette e di garantire la sopravvivenza di esemplari in pericolo di estinzione.

Il divieto di fare immersoni in alcuni tratti di mare per lunghi periodi, il divieto di ancorare e l'obbligo di servirsi di appositi gavitelli per legare i natanti, il divieto di fare immersioni se non scortati da guide subacquee autorizzate, l'obbligo di pagare tasse al parco che vigila sul tratto di costa, sono solo alcune delle limitazioni e doveri a cui dobbiamo sottostare.
Esempi come il parco di Ras Mohammed, punta estrema dell'Egitto, o il vicino parco di Portofino, perla ritrovata del tratto ligure del mar Mediterraneo, testimoniano quanto ho appena detto.

<< Parco di Ras Mohammed:
castagnole tropicali

Parco di Ras Mohammed:
sul fondo un branco di dentici neri >>

I divieti e le limitazioni sono sempre difficilmente accettate da tutti noi, non sempre si comprende l'importanza di una nuova normativa che in qualche modo limita la libertà di movimento e in alcuni casi comporta un radicale cambiamento delle proprie abitudini.
La domanda nasce spontanea: Ma servono davvero queste iniziative? Sono necessarie le prediche e tutto quanto ci viene propinato dai sistemi di comunicazione pubblica e dai centri di formazione subacquea?

Risponderò a queste domande avvalendomi di un esempio: il parco di Portofino, di cui vi ho già parlato.
L'area naturale marina protetta del Promontorio di Portofino è stata istituita con il decreto del Ministero dell'Ambiente del 26 aprile 1999 e comprende i Comuni di Camogli, Portofino e S.Margherita Ligure.
Sono trascorsi tre anni dall'istituzione del parco, non molti se considerate l'abuso che si è fatto dei tratti di costa in questione, ma molti risultati sono già facilmente riscontrabili da tutti noi.

<< Parco di Portofino:
una bellissima medusa

Parco di Portofino:
un esemplare di nudibranco >>

Se è molto tempo che non vi immergete nei pressi del promontorio ligure, vi consiglio di farlo al più presto, rimarrete piacevolmente sorpresi!
Vi ricordate di avere mai incontrato delle cernie in Liguria, fuori tana e già a 4-5 metri di profondità?
È lo scenario che si presenta puntualmente ad ogni immersione: cernie, saraghi, orate, occhiate, corvine, dentici, triglie, sogliole, mustele, castagnole, tordi, paguri, nudibranchi, scorfani, murene, gronghi, polpi, aragoste e astici ed altro ancora. I fondali si sono arricchiti e offrono dimora a molte specie animali e vegetali come spugne, briozooi, parazoanthus, gorgonie, anemoni, spirografi, coralli, stelle marine ed ofiure.
Vi sembra incredibile? Provare per credere!
In soli tre anni si è compiuto un vero e proprio miracolo ecologico. Oltre ai mari tropicali oggi puoi apprezzare anche il mare di casa nostra, certamente siamo solo all'inizio, ma sono convinto che si potrà fare molto in futuro perseverando con queste iniziative. Se poi pensate all'abuso che si perpetua ogni giorno a danno dei reef e dei fondali dei mari tropicali più ambiti, si può facilmente temere il peggio se non ci sarà una rapida inversione di tendenza e non si promuoveranno iniziative e normative adeguate a tutela dei patrimoni marini.
Chissà se un domani vedremo i maldiviani partire in gruppo alla scoperta del mar Mediterraneo?

La mia personale speranza è tramandare ai miei figli un mare migliore.
Tutti noi dobbiamo essere testimoni e custodi di un patrimonio di inestimabile valore e abbiamo il dovere di preservare le bellezze marine per offrirle a tutti coloro che ci seguiranno.