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Il gigante Haven Testo di Marco Caprotti
Danneggiata da un missile durante la guerra IRAN-IRAQ. In seguito riparata. Affondata il 14 Aprile del 1991. È sufficiente leggere le note tecniche della
Haven per rivivere col pensiero la terribile vicenda che ha portato all'affondamento
del gigante del mare. La nave trasportava nelle sue cisterne ben 144.000
tonnelate di greggio, nonostante avesse già scaricato parte del
carico.
Le autorità marittime decisero di trainare l'imponente petroliera prima che affondasse. L'intenzione era di spostare la carcassa in fondali più accessibili, con lo scopo di agevolare il recupero del greggio e le opere di bonifica del mare circostante. Purtoppo però la prua della nave affondò in alto mare a centinaia di metri di profondità durante il trasferimento, mentre lo scafo, 250 metri di lunghezza per 50 metri di larghezza circa, si adagiò sul fondo a -80 metri di profondità nel punto previsto. Si riuscirono a contenere nuove fratture nelle cisterne e quindi a limitare la fuoriuscita del greggio, ma ciò nonostante andarono disperse decine di migliaia di tonnellate di petrolio. Grazie all'opera delle autorità marittime e
di migliaia di volontari, si è riuscito ad evitare il più
grande disastro ecologico del mar Mediterraneo. In cinque mesi di lavoro
furono bonificati più di 11 chilometri di costa e oltre 90.000
metri quadrati di spiaggia. Dove l'uomo e la tecnologia non sono riusciti
a porre rimedio è subentrato il mare, che negli anni passati e
futuri trasforma la carcassa ferrosa della petroliera in un affascinante
palcoscenico per sommozzatori, popolato da una grande quantità
di pesci e di vegetazione. In braccio al gigante Come già detto, il relitto dell'Haven è
diventato uno dei punti più ambiti per i subacquei che si immergono
nel mediterraneo. La grande dimensione del relitto, il blu intenso delle
acque circostanti, i pesci e la vegetazione che hanno popolato negli anni
lo scheletro del gigante, rendono l'immersione affascinante e misteriosa
allo stesso tempo e dona emozioni di forte intensità. A -30 metri sono visibili le sinistre sagome della
grande ciminiera e dei cinque piani del castello di poppa. In volo con
il pensiero ritrovi la vita nella plancia di comando, negli alloggi e
nei locali cucina, ma poi ti accorgi che tutto è privo di colore
e di finiture, tutto ciò che resta è quello che il fuoco
e l'enorme calore non sono riusciti a cancellare; tutto ciò che
è colore e vita è quello che ti offre il mare. Grossi gronghi,
polpi, nudibranchi, anemoni gioiello e alcionari, in un contesto reso
spettrale e misterioso dalla penombra degli ambienti e dal blu intenso
delle acque circostanti. Tra i -30 e i -50 metri circa di profondità,
si alternano le zone più affascinanti del relitto ed inoltre sono
frequenti gli incontri con diversi pesci stanziali, con grandi branchi
di pesce di passo, con crostacei e altro ancora.
L'immersione sul relitto dell'Haven non è da
ritenersi alla portata di tutti. Le difficoltà che si incontrano
sono quelle che accomunano tutti i relitti, come ad esempio la paura degli
spazi chiusi, la paura per le altezze e la pericolosità intrinseca
dei rottami, che in alcuni punti si presentano taglienti ed arruginiti.
A questi si aggiunge l'alta profondità, la rigida temperatura dell'acqua
e spesso la forte corrente e la sospensione che limita la visibilità. |
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